SETI in Italia di Stelio Montebugnoli INAF-IRA, Direttore SETI
Italia e Radiotelescopi di Medicina (BO), member SETI Permanent
Study Group IAA, International Academy of Astronautics, life member ad honorem
SETI ITALIA "G. Cocconi"
Chissà
quante volte l'uomo guardando con meraviglia il cielo e spinto da una
atavica paura del buio e della solitudine, si è posto la
domanda "siamo soli nell'universo?" Una risposta positiva a tale
domanda porterebbe a tutta una serie di incredibili modificazioni del
pensiero scientifico e filosofico come mai avvenuto in precedenza nella
storia dell'uomo, dalla preistoria ai giorni nostri. La scoperta di
pianeti extrasolari e la rivelazione di molecole complesse, mediante
tecniche spettroscopiche, ci porta oggi a pensare che la vita
nell'universo, nel modo in cui noi la conosciamo, possa non essere un
evento unico. A questo punto, visto che l'attuale tecnologia lo
permette, può avere un senso cercare l'esistenza di vita nel
cosmo.
La comunità scientifica ha creato un
gruppo internazionale di bioastronomia che ha messo a punto un
programma di ricerca a largo raggio. Questo è un gruppo
multidisciplinare che ha il compito di indagare sulle condizioni che
hanno reso possibile la nascita e l'evoluzione della vita sul nostro
pianeta, se queste esistono in altre parti della nostra galassia ed
infine, se civiltà, in possesso di una appropriata
tecnologia, stia provando di farci capire che ci sono. La scoperta
negli spazi interstellari di molecole prebiotiche, necessarie alla
chimica della nostra vita e quella di nuovi pianeti, ha dato un
notevole impulso alla bioastronomia. In particolare,
c’è stata una certa sensibilizzazione verso il
programma che si occupa della ricerca di eventuali segnali radio
artificiali provenienti da civiltà extraterrestri.
Questo programma si chiama SETI (Search for
ExtraTerrestrial Intellingence) ed è nato alla NASA verso
gli anni '70 ed ora è portato avanti, con il nome Phoenix,
dal SETI Institute. Questo è un istituto che si sostiene con
donazioni provenienti da privati e dalle molte industrie hi-tech che si
trovano nella Silicon Valley (CA) dove lo stesso ha sede. Per
l’eventuale rivelazione di questi debolissimi segnali nel
campo radio, sono necessari sofisticati analizzatori di spettro
digitali, tipo il SERENDIP IV riportato in fig.1, collegati
alle grandi antenne dei radiotelescopi come, ad esempio,
l’antenna VLBI di Medicina di fig.2.
Fig. 1:
Stelio Montebugnoli, Bruno Moretti Turri e, in mezzo, il SERENDIP IV di
SETI Italia.
Fig. 2:
L'antenna VLBI da 32 m di Medicina.
Al momento, infatti, il segnale radio che si
cerca è monocromatico cioè composto da una sola
frequenza (portante radio). Se qualcuno volesse intenzionalmente farsi
"sentire" probabilmente userebbe un tale tipo di segnale
perché molto facile da generare e facilmente distinguibile,
con gli analizzatori di spettro, dagli altri segnali a larga banda di
origine naturale provenienti dal cosmo. I radiotelescopi sono strumenti
molto grandi e molto costosi per cui il tempo di uso, per ogni singolo
programma, ha un certo costo. Avendo il programma SETI una scarsa
probabilità di fornire un qualche risultato, sarebbe
inopportuno chiedere tempo osservativo dedicato esclusivamente a tale
attività.
L'Istituto di Radioastronomia (Bologna) con i
suoi grandi radiotelescopi della stazione radioastronomica di Medicina,
potrà effettuare a questo scopo osservazioni finalizzate a
basso costo. Questa possibilità si sta realizzando
all'interno di una collaborazione con l'università americana
di Berkeley (California), che ha fornito un potentissimo sistema di
analisi dati in tempo reale per la ricerca di debolissimi segnali
artificiali nascosti nella miriade di segnali radio, di origine
naturale, provenienti dall'universo. Il nome di questo "mostro", in
grado di effettuare decine di miliardi di operazioni al secondo,
è SERENDIP IV. Il sistema è già
operativo. È, al momento, collegato all'antenna VLBI da 32 m
di diametro. In futuro verrà collegato anche alla Croce del
Nord che, con i suoi 600x600 m e i 30.000 mq di area collettrice,
rappresenta una delle più grandi antenne in Europa. La
particolarità del SERENDIP IV è quella di
lavorare in parallelo alle osservazioni in corso per cui non viene
richiesto "tempo antenna" dedicato. Non sapendo, infatti, esattamente a
che frequenza sintonizzare il radiotelescopio, dove puntare l'antenna,
con quali modalità osservative ecc.., tanto vale osservare a
caso, cioè elaborare con il SERENDIP IV i segnali che
provengono dalla stessa zona di cielo studiata dal radioastronomo che
usa l'antenna in quel momento. Si persegue così il doppio
obbiettivo di non richiedere assegnazione di tempo antenna, con
conseguente abbattimento del costo, e di portare a quasi il 100% il
tempo osservativo a disposizione. Inoltre il sistema non richiede
nessun intervento dell'operatore perché effettua un primo
post processing on line in maniera automatica. Si prevede, nel giro di
circa 6 anni, di potere scandagliare un buon 50% del cielo visibile dal
radiotelescopio di Medicina. Enormi saranno i problemi tecnici da
affrontare e risolvere, ma questa è un'avventura che abbiamo
il dovere di intraprendere tenendo soprattutto presente che, nel caso
non si rivelasse nulla, "l'assenza
dell'evidenza" potrebbe non significare comunque "l'evidenza dell'assenza".