Ho
iniziato a occuparmi seriamente di astronomia nel 1965 quando,
dodicenne, non sono
riuscito a vedere la cometa Ikeya-Seki. Sedicenne, ho tenuto da docente
la mia prima lezione di
astronomia
(sulla
composizione chimica
delle comete)
nel 1969 all’Osservatorio Astronomico
di Campo dei Fiori di Varese ove ho
contemporaneamente iniziato ricerche astrofotografiche asteroidali e
cometarie con un astrografo Zeiss D. 102 mm, f/1,5 in parallelo a un
rifrattore equatoriale
Merz-Cooke da 200 mm, f/13,5.
Da
allora il mio amore per Aphrodìte Urania, musa
dell’astronomia, e per la divulgazione scientifica non si
è più affievolito, avendo come “stella
polare” lo splendido insegnamento di
Mohandas Karamchand
Gandhi: "Live
as if you were to die tomorrow, learn as if you were to live forever"
cioè
"Vivi
come se tu
dovessi morire domani, impara come se tu dovessi vivere per sempre".
In tutti questi anni mi è capitato d’incontrare,
da parte di alcuni, forti opposizioni
pregiudiziali ogni volta che ho affrontato l’argomento
bioastronomia
(o
esobiologia o astrobiologia
che
dir si voglia) cioè l’ipotesi della
possibile esistenza della vita al di fuori della biosfera terrestre. Se
poi
accenno all’ipotesi dell’esistenza di vita
intelligente su altri mondi
(SETI,
acronimo di Search
for Extra Terrestrial Intelligence, trad.
it.: ricerca di intelligenza
extraterrestre), l’opposizione pregiudiziale
rischia talvolta di diventare isterica. La mia
tendenza al dialogo e al ragionamento mi ha portato a confrontarmi con
i miei
oppositori per cercare di capirne le motivazioni profonde di avversione
a quelle che, in fin dei conti, sono
per ora
solo delle
semplici ipotesi.
Molte volte mi è capitato di trovarmi di fronte a
motivazioni dettate da vera
(o
presunta?) incompatibilità
dell’ipotesi dell’esistenza della vita al di fuori
della Terra con i dogmi teologici e le sacre scritture di svariate
religioni. Il mio rispetto laico e democratico per le opinioni altrui
mi porta a
comprendere
(non
certo a condividere!) l’opposizione a ricerche
bioastronomiche e SETI espresse da
un islamico ultraconservatore. Comprendo molto meno tali posizioni
quando sono espresse da seguaci o
ecclesiastici
(i
famosi“più
papisti del papa”) di
religioni che ufficialmente non hanno mai
“scomunicato” per pregiudizio dogmatico tali
ipotesi e tali ricerche. Mi è venuto allora il sospetto
che spesso le motivazioni religiose fossero solo un pretesto per
nascondere altro, magari molto meno nobile. Al fine di
scoprire questo “altro” mi sono posto il problema
di individuare quali sono le religioni compatibili e quali
quelle dogmaticamente incompatibili con la bioastronomia e il SETI,
facendo riferimento, ovviamente, alle
posizioni religiose ufficiali, non alle individuali elucubrazioni del
singolo “parrocchetto
del
quartierino”. Sul nostro pianeta esistono migliaia di
religioni
(TUTTE
che
sostengono di essere
“l’unica vera”...) che
possono essere grosso modo suddivise in due grandi gruppi: le
religioni politeiste e quelle monoteiste.
Religioni
politeiste (o non-monoteiste, dette anche "pagane")
Spesso
i provincialotti occidentocentrici si dimenticano
(o fanno finta di
dimenticarsi) che queste religioni sono seguite da ben
più della metà
dell’umanità. Induisti, buddhisti, giainisti,
taoisti e tutti gli appartenenti alla vastissima galassia delle
religioni animiste hanno in comune una
weltanschauung (trad. it.: visione del
mondo) in cui ci sono cose meno sacre e
più sacre, ma tutto è sacro perchè
“tutto è parte del Tutto”. Per queste
religioni l’anima
immortale non è un’esclusiva umana, ma ce
l’hanno anche animali e piante e, per alcune di esse, anche
pietre, fiumi, montagne e
stelle. Molte di queste religioni sono basate sulla credenza nella
reincarnazione: quando il corpo muore
l’anima si reincarna in un altro essere vivente, uomo,
animale o pianta.
Pertanto
queste religioni
sono esenti dal principio
antropocentrico dell’uomo
“über
alles in der Welt” (trad. it.: sopra tutto nel
mondo. Allusione voluta all’inno nazista
“Deutschland
Deutschland über alles in der Welt”) e
dal conseguente disprezzo nei confronti degli esseri viventi non umani
considerati
“inferiori” e
“senz’anima” in certo occidente. Tutte
o quasi tutte le religioni politeiste (o non-monoteiste) considerano
quasi ovvio che la vita
(magari
intelligente)
esista in tutto l’universo.
Un piccolo
episodio che merita di essere conosciuto perché assai
emblematico ai fini del discorso che stiamo facendo: nel 1998 a Trento,
con altri
colleghi
alpinisti d’alta quota, ho avuto l’onore
di incontrare brevemente il
Dr.
Tenzin Gyatso,
meglio conosciuto come il
Dalai
Lama in esilio del Tibet martoriato dai cinesi e
Premio
Nobel per la Pace 1989.
Con mia ENORME sorpresa il Dalai Lama ha riconosciuto subito, sul rosso
del mio giaccone, la “patacca” del
SETI
Institute
(raffigurante il
radiotelescopio Tatel del progetto
Ozma di F. Drake,
argento su fondo blu con scritta SETI) e,
indicandola, mi ha detto con un gran sorriso:
“I
hope that soon you find the signal of ET!”
cioè
“Spero
che presto voi troviate il segnale di ET!”
Come potete ben immaginare sono rimasto basito e incapace di
rispondere per la sorpresa e l’emozione nello scoprire che il
Dalai Lama è un
fautore del SETI! Posso
assicurarvi che un’emozione paragonabile l’avevo
avuta solo nel 1990 quando casualmente,
in un ristorante di Pasadena in California, ho conosciuto
Carl
Sagan,
mio Maestro epistemologico. Il
monaco Tae Hye del Tempio Musang Am di Lerici (SP) su Quark N. 41,
giugno 2004, pag. 14, ha dichiarato:
"I buddhisti hanno sempre
pensato che ci sono numerosi sistemi di mondi dove vivono esseri
senzienti, e
già 2500 anni fa hanno avuto conoscenze che somigliano alle
scoperte scientifiche degli
ultimi secoli, con
testi che parlano di ere cosmiche, di particelle subatomiche, dei
microbi, dell'inconscio,
della
relatività e dell'interdipendenza di tutti i fenomeni. Il
buddhismo insegna che i
diversi mondi e
universi nascono, si sviluppano e spariscono secondo
le leggi naturali, senza nessun
dio creatore."
Conclusione:
tutte o quasi tutte le religioni politeiste (o
non-monoteiste) sono compatibili con la bioastronomia e il SETI.
Religioni
monoteiste
Le
religioni monoteiste sono fondate sulla comune credenza “in
un solo dio, padre onnipotente, creatore del cielo e della
terra”. Logica vorrebbe che il monoteismo
fosse una sola religione, ma per svariati motivi è
estremamente frammentato e non solo nelle sue tre
principali correnti di pensiero.
Giudaismo,
cristianesimo
e islàm si dividono a loro volta in
innumerevoli fiumi e
ruscelli, con dottrine e weltanschauung talvolta enormemente
differenti. L’
islàm,
che può apparire monolitico a chi non lo conosce,
è diviso in almeno una quindicina di scuole
dottrinali differenti, pesantemente nemiche fra loro
(es. sunniti-sciiti)
e quasi ogni “maestro di
preghiera” interpreta alQuràn
(trad. it.: il
Corano) alla sua maniera. Quanto al
cristianesimo
nei soli Stati Uniti ci sono oltre 350
(trecentocinquanta!)
diverse chiese ufficialmente registrate
.
Anche
il giudaismo
può apparire monolitico a chi non lo conosce, ma
è diviso in almeno una
dozzina di “confessioni”. Ci sarebbe poi da dire
che, contrariamente a quanto molti pensano, il “popolo
eletto del dio di Abramo” non è tutto circonciso e
credente. Gli ebrei
nel mondo vantano il primato della più alta percentuale
(circa il 40%)
di persone che, magari per tradizione onorano le festività
ebraiche, ma sono
atee o
agnostiche. Spesso famosissime:
da
Karl Marx a Sigmund Freud, da Albert Einstein a Rita Levi Montalcini.
In un simile guazzabuglio di dottrine monoteiste con weltanschauung
differenti è molto difficile districarsi, ma ai fini del
nostro discorso, che è quello di individuare
quali sono le religioni dogmaticamente compatibili o incompatibili con
la bioastronomia e il SETI, abbiamo
fortunatamente un modo abbastanza semplice: il metodo di
interpretazione delle sacre scritture,
soprattutto dell’antico testamento, la Bibbia, da parte delle
religioni. Alcune religioni monoteiste danno una
interpretazione brutalmente letterale dei sacri testi.
Per queste
religioni le sacre scritture sono “vere” al cento
per cento. Ne consegue che l’universo intero
è stato creato
in sei giorni circa 6.000 anni fa, che i fossili dei dinosauri sono la
prova del diluvio universale, che l’evoluzione
darwiniana e le radiodatazioni con il carbonio 14 e
il potassio-argon sono frutti del demonio così come i
red-shift
delle galassie,
che la vita esiste solo sul nostro pianeta e che gli umani sono
l’unica
specie
intelligente esistente nell’universo e, ovviamente,
bioastronomia e SETI sono idee di satanasso per dannare le
anime.
Queste posizioni, pur con accenti differenti, sono sostenute da molte
chiese e sette cristiane fondamentaliste soprattutto USA
(troppe
per elencarle tutte) tra le
quali segnaliamo la chiesa protestante episcopale americana
perchè è quella alla quale
appartiene il signor Giorgio Cespuglio, meglio conosciuto come George
Bush che è
(purtroppo)
l’attuale
presidente degli U$A. Occorre poi aggiungere le correnti del giudaismo
più ortodosso
(50%
del totale) e l’islam
conservatore
(95 e
passa % del totale). Del resto non dimentichiamoci che nel
1993 d.C.
(Nota Bene:
1993 DOPO Cristo!)
lo sceicco Abdel-Aziz Ibn Baaz, autorità religiosa suprema
islamico-sunnita
dell’Arabia Saudita
(il
“Vaticano”
dell’islàm), ha emesso una fatwa,
editto religioso dogmaticamente vincolante, in cui si
afferma:
"La
terra
è piatta e chi
discute questa
verità del Santo Corano è un ateo che merita solo
di essere punito." (No
comment!)
E, su pressione di chiese cristiano protestanti integraliste, alcuni
stati del profondo sud degli USA, il paese presunto
“più avanzato del mondo”, hanno
vietato l’insegnamento dell’evoluzione darwiniana
nelle scuole.
(“Tantum
malorum potuit suadere religio!” Titus Lucretius Carus, De rerum
natura). Per contro ci sono religioni monoteiste
(esempi: chiese cattolica,
anglicana, evangelica e luterana,
nonché le frange più progressiste del
giudaismo e dell’islam) che da tempo
interpretano le sacre scritture come testi spirituali e metaforici e
non certo come trattati
di astrofisica, geologia o matematica. Settanta volte sette non vuol
dire 490, ma “infinite
volte”. C’è poi da aggiungere che tra la
seconda metà del XIX° secolo e la prima
metà del XX°,
anche a causa della famosa questione dei “canali di
Marte” di Giovanni Schiaparelli e Percival Lowell, presunti
artificiali, si dava
per certa o quasi l’esistenza dei marziani e si elucubrava su
venusiani e mercuriani e, almeno a livello
ufficiale, nessuna delle religioni prima nominate ha scomunicato tali
idee. Anzi, c’erano alcuni missionari
cattolici e protestanti che si ponevano il problema di come andare a
convertire i... marziani!
Conclusione:
le religioni monoteiste che interpretano le sacre
scritture come testi spirituali, morali e religiosi spesso allegorici,
sono dogmaticamente compatibili con la bioastronomia
e il SETI.
Religione
cattolica romana
Dedico
un capitolo particolare alla religione cattolica perché,
essendo italiano, i miei scontri dialettici sulla bioastronomia e il
SETI sono avvenuti e avvengono soprattutto con
alcuni
(fortunatamente
pochissimi) credenti ed ecclesiastici cattolici
(i famosi
“più
papisti del papa”, come vedremo).
In un lontano passato che si spera non ritorni mai più, la
chiesa cattolica
è stata una di quelle che più pervicacemente dava
una interpretazione brutalmente letterale delle sacre scritture,
rendendosi
colpevole della tortura e dell’assassinio di un numero
imprecisabile, comunque enorme,
di persone accusate di eresia. Il
furbo
ecclesiastico
cattolico (diciamo
che conosceva bene i suoi
polli!) Niccolò
Copernico
ha volutamente ritardato la pubblicazione del suo
“De
revolutionibus orbium coelestium” a
quando stava per
tirare le cuoia, evitando così di finire
grigliato vivo.
Uno
dei primi sostenitori dell’ipotesi dell’esistenza
di vita intelligente extraterrestre, il copernicano
Giordano
Bruno, è stato torturato e poi
assassinato sul
rogo su disposizione del
santo
Roberto
Bellarmino
(N.B.:
ancora oggi agli onori
degli altari assieme a un numero notevole di altri
criminali accertati). Soltanto per
l’età
veneranda e la quasi cecità
Galileo
Galilei
non
ha fatto la stessa fine di Giordano Bruno, ma è stato
costretto ad
abiurare
sè stesso e ha trascorso gli ultimi anni
all'ergastolo in isolamento agli arresti
domiciliari in Arcetri.Fortunatamente di acqua ne è passata
tanta anche sotto i
ponti del Tevere e, come abbiamo visto, ora le cose sono molto mutate.
Giovanni Paolo II ha presentato le sue
scuse e
chiesto perdono per gli errori ed orrori del passato, dando vita a un
processo
autocritico che è solo
ai suoi timidi inizi, ma che è importantissimo
perché quasi
nessun’altra religione al mondo ha
fatto ciò.
Io
sono stato fortunato perchè da ragazzo ho avuto ottimi
sacerdoti insegnanti di religione cattolica, dotati di grande apertura
mentale e culturale. Il mio prof. di religione delle
medie un giorno, a me che gli rivolgevo domande assai maliziosette sul
diluvio e la creazione, ha detto
più o meno:
“La
Bibbia è un testo molto
antico e rivolto a un popolo di pastori composto da oltre il 95% di
analfabeti, un testo che insegna valori etici, morali, spirituali e
religiosi. Al di fuori di
questi aspetti non deve essere preso alla lettera. La moderna geologia
ci insegna che nel passato ci
sono state molte grandi alluvioni, ma nessun diluvio universale. Mai
c’è
stata acqua a sufficienza per coprire totalmente la terraferma. La
storia dell’arca di Noè
è una parabola allegorica, così come la storia
della creazione in 6 giorni con la barzelletta finale di un Domineiddio
che
il settimo giorno ha bisogno di riposare perchè “a
l’era
strac” (milanese:
era stanco)! Mica poteva
il Signore andare a parlare di espansione o non espansione
dell’universo a dei
pecorai!”
Come
abbiamo visto, in tempi recenti la chiesa cattolica non ha mai
condannato bioastronomia e SETI. Illustrissimi scienziati cattolici
partecipano da protagonisti in tali
ricerche, spesso in qualità dirigente
(per
correttezza non faccio nomi, ma ne conosco personalmente parecchi).
C’è
di più. L’autorevole teologo, da me assai stimato
anche per alcuni suoi interventi televisivi,
Giuseppe
Tanzella-Nitti
(N.B.: dottore in
teologia e in astronomia) della facoltà di
teologia del Pontificio Ateneo della S.Croce di Roma, precedentemente
scienziato
presso
l’IRA-CNR di Bologna, al SETI Day organizzato
dall’Accademia delle Scienze di
Torino nel 1998 ha dato un suo interessantissimo contributo su
“SETI
e
teologia” che merita di essere letto
anche
dai non credenti o dai credenti in altre religioni. Nel suo articolo
Giuseppe Tanzella-Nitti ricorda
Angelo
Secchi,
sacerdote cattolico e astronomo, pioniere della classificazione
spettrale delle stelle, il quale affermava nel 1879:
“La
vita riempie l’universo e con la vita va associata
l’intelligenza. Come abbondano gli esseri a noi inferiori,
così possono in
altre condizioni esisterne altri immensamente più capaci di
noi.” Al
termine della sua chiarissima prolusione Giuseppe Tanzella-Nitti
afferma:
“La
teologia non può non vedere con interesse un programma
SETI.” e conclude:
“L’ultima
parola sulla questione SETI non spetta alla teologia, ma alla scienza.
L’esistenza di vita intelligente in pianeti diversi dalla
Terra non viene né
richiesta, né esclusa da alcun argomento teologico: alla
teologia, come a tutta quanta
l’umanità, non resta che attendere.”
Io mi porto sempre dietro qualche stampa di
“SETI
e
teologia” da regalare a coloro che
condannano bioastronomia e SETI perché
“là fuori
non c’è niente perché non
può esserci niente e sono tutti soldi buttati via”
nascondendosi dietro la loro fede cattolica.
Quando mostro loro l’articolo di Tanzella-Nitti le reazioni
sono diverse, ma quasi sempre negative, essendo
l’ammissione di un errore sport assai poco praticato.
C’è chi ci rimane male e chi avanza
l’ipotesi trattarsi di un falso. Dopo una discussione assai
accalorata
(accalorata
non da parte mia, ma quando si tratta di
pacatamente rimbeccare non faccio
sconti a nessuna
"autorità") con la faccia dalla rabbia
divenuta color porpora come la sua papalina un certo prelato ha
tuonato:
“Ma
non sarà mica un protestante questo teologo qua! Queste non
sono cose da insegnare ai ragazzi!” Poi
ha stracciato
l’articolo di Tanzella-Nitti e,
angustiando parroco e suorine presenti, se n’è
andato sulla sua
macchinona-con-autista senza salutare nessuno. Il mio corso di
astronomia nei locali della parrocchia è
stato troncato. (
Battutaccia
monella:
notoriamente Gesù è venuto sulla Terra in
limousine-avec-le-chauffeur… e.. i Grandi Sacerdoti...
vanno in giro in mangiatoia… a pedali!)
C’è
poco da fare, i
“più
papisti del papa” sono lungi dal rischiare
l’estinzione.
Un argomento correlato a SETI e bioastronomia è
l’evoluzione darwiniana perché se è
avvenuta sulla Terra nulla osta a che possa essere avvenuta altrove.
L’evoluzione
darwiniana da molti anni è insegnata non solo nelle scuole
pubbliche, ma anche in molte scuole private
cattoliche, dai salesiani, dai gesuiti e dalle orsoline. Proprio
quando, pur con tutta la prudenza e la
delicatezza insite nel suo magistero, Giovanni Paolo II rivalutava
Darwin e l’evoluzionismo,
morattiani, buttiglioniani e zikikkiani del governo gabibbico
tentavano
di
vietare l’insegnamento dell’evoluzione nelle scuole.
Ne è seguita la più grande levata di scudi del
mondo scientifico
(compresi
ovviamente moltissimi scienziati e intellettuali
cattolici) che la storia d’Italia ricordi,
alla quale abbiamo partecipato anche noi del
SETI
ITALIA "G. Cocconi"
raccogliendo le firme nel mondo del distributed computing e di
SETI@home.
E i
“più papisti del papa” del governo
gabibbico hanno dovuto fare retromarcia tornando a brachiare sui banani
con le buttiglioniane “involuzioni
darwiniane” delle vignette di Forattini.
Antropocentrismo
Qui
sta il nucleo del problema. Come abbiamo visto, a parte alcuni casi
(islàm
conservatore, giudaismo ortodosso,
chiese e sette cristiano-fondamentaliste), non esiste
nessuna incompatibilità tra fedi religiose e
l’ipotesi della vita
nell’universo. Ma gli
oppositori di tale ipotesi si nascondono dietro la religione come scusa
per combattere bioastronomia e SETI. Hermann Hesse diceva: "A winner
always finds a road, a loser always finds an excuse." cioè
"Un
vincente trova sempre una strada, un perdente trova sempre una scusa."
Dietro la religione nascondono il proprio antropocentrismo,
cioè
l’uomo
“über alles in der Welt”
(sopra tutto nel mondo.
Allusione all’inno nazista
“Deutschland Deutschland über alles in der
Welt”). L’uomo al centro
dell’universo. Un’idea
potentemente autoconsolatoria che fa sentire importante e mette su un
piedistallo “napoleonico” qualunque
imbecille,
un’idea che fa credere pavone qualunque tacchino.
Gli ultimi quattro secoli
sono segnati dallo scontro tra antropocentrici e ricerca scientifica.
Hanno messo la Terra
(cioè
freudianamente loro stessi) al
centro dell’universo, e gli è andata male. Allora
hanno posto al centro il Sole, e gli è andata male. Quando
è stata scoperta la Galassia hanno ri-posto il Sole
nel centro, ma per nostra fortuna la
nostra
piccola stellina si trova in periferia e non
all’interno del
mostruoso buco nero che occupa il cuore della Via Lattea. Allora hanno
posto la nostra Galassia al
centro del
tutto, salvo poi scoprire che essa è
solo
una su 100 miliardi di
galassie e che non c’è
nessun centro nell’universo.
Ogni volta ci provano a salire sul piedistallo e ogni volta
la
realtà scientifica li tira giù a branzinate in
faccia. Gli antropocentrici odiano l’astronomia. Un giorno,
al
termine di una mia lezione di astronomia, un antropocentrico
frustratissimo mi ha detto:
“E
così secondo Lei l’umanità intera
sarebbe meno di 1/cinquantamillesimo (in peso) della
biosfera terrestre, il pianeta
Terra 1/unmilionetrecentomillesimo (in volume) del Sole il
quale sarebbe meno di 1/duecentomiliardesimo
(in massa) della Via
Lattea la quale sarebbe meno di 1/centomiliardesimo
dell’universo? Ma Lei è matto! E l’uomo
a immagine e somiglianza
di Dio dove va a finire?” Gli ho risposto:
«Io
sono un libero pensatore, ma, visto che leggere il Vangelo
può essere molto utile e non ha mai fatto male a nessuno, la
invito ad andare a leggersi
(prenda
nota)
il Vangelo di Luca, capitolo
18, versetti da 9 a 14, e
successivamente Matteo,
capitolo 23, versetto 13 e seguenti. Poi
legga “Riflessioni
su un granello di polvere”
di Carl Sagan».
Consiglio
che estendo ai miei lettori.
“Historia
magistra vitae” cioè “la
storia è la maestra della vita”, ma solo se
impariamo da essa a non ripetere gli errori passati. Dal primo Homo
erectus che circa
900.000
anni fa ha dominato il fuoco alle Poleis greche, da Epicuro a
Cristoforo Colombo, da Giordano Bruno
a Charles Darwin e a Carl Sagan, la storia ci insegna che i
progressisti
(nel senso
più epistemologicamente evolutivo del termine)
hanno sempre fatto una fatica di Sisifo per riuscire a
portare un po’ più avanti il mondo. Trascinandosi
dietro l’enorme peso di riottosa zavorra
dell’ottusa mandria dei conservatori che remano contro,
appiccicati alla carta moschicida della loro
grandeur e
della tradizione fine a sè stessa. Bertolt Brecht fa dire al
suo Galileo Galilei:
"Compito
della Scienza non è aprire una porta all'infinito sapere, ma
porre una barriera all'infinita ignoranza".
La vittoria della bioastronomia attraverso la scoperta della vita al di
fuori della biosfera terrestre
(anche
“solo” al livello di batteri, magari
fossili) nel permafrost di Marte, o su Europa o su Titano
o altrove, sarebbe uno shock solo per gli ignoranti pavoni-tacchini
sè-stesso-centrici. Il mio amico e sommo maestro
Carl
Sagan
mi ha insegnato che:
“Porsi
degli interrogativi occupa il posto dell’elemento
più pesante nella Tavola Periodica”.
Un
nostro successo in SETI sarebbe il definitivo
“Requiem
aeternam in saecula saeculorum” della spocchiosa egoistica
grandeur
antropocentrica. L’ultima branzinata in faccia ai tacchini.
Amen.
Così sia!