Maxwell
[2]
escogitò un modo per mettere per iscritto ciò che
si sapeva al suo tempo sull'elettricità e sul magnetismo, un
metodo per compendiare esattamente tutti quegli
esperimenti con fili, correnti e magneti. Ecco
le quattro equazioni di Maxwell per il comportamento
dell'elettricità e del magnetismo nella materia:

Arpe nabla ed equazioni
di Maxwell
nella materia. Legenda:
E
campo elettrico
B
campo magnetico
Ė
sovrapuntato variazione
nel tempo del campo elettrico
B
sovrapuntato variazione
nel tempo del campo magnetico
j
corrente elettrica
ρ densità delle cariche
elettriche
ε0 permittività
elettrica (o costante dielettrica)
μ0 permeabilità magnetica
Occorrono
alcuni anni di fisica a livello universitario per capire davvero queste
equazioni. Esse si scrivono usando una branca della matematica nota
come calcolo
vettoriale.
Un
vettore, scritto in
grassetto, è una quantità che ha sia
una grandezza sia una direzione. Novanta
chilometri all'ora non sono un vettore, ma novanta chilometri all'ora
sull'autostrada 1 in direzione nord sì. E
e B
rappresentano il campo elettrico e il campo magnetico.
Il triangolo con un vertice verso
il basso, chiamato nabla
(a causa
della sua somiglianza con un tipo di arpa dell'oriente antico), esprime
le variazioni dei campi
elettrico o magnetico nello spazio tridimensionale. I
segni per "prodotto interno" o "prodotto scalare" (rappresentato dal ·
punto) e per "prodotto
esterno" o "prodotto vettoriale"
(rappresentato dal segno ×) dopo il nabla,
esprimono due diversi tipi di variazione spaziale. Ė
sovrapuntato
e B sovrapuntato
rappresentano la variazione nel tempo, il ritmo di mutamento dei campi
elettrico e magnetico. j
sta per
una corrente elettrica. La lettera greca minuscola
ρ
rho
rappresenta la
densità delle
cariche elettriche, mentre
ε0 epsilon con zero
e
μ0 mu con zero
non sono variabili,
bensì sono
proprietà della sostanza in cui sono misurati
E
e
B,
e sono
determinate dall'esperimento. In un vuoto,
ε0 (
permittività
elettrica)
e
μ0
(
permeabilità magnetica)
sono
costanti della natura.
Se consideriamo quante quantità diverse sono riunite in
queste equazioni, sorprende la loro semplicità. Esse
avrebbero potuto richiedere pagine e pagine, ma come vediamo non
è così.
La prima
delle quattro equazioni di Maxwell dice in che modo un
campo elettrico dovuto a cariche elettriche (per esempio elettroni)
varia con la distanza (esso diventa
tanto più debole quanto più cresce la distanza).
Il campo,
inoltre, è tanto più intenso quanto maggiore
è la densità di carica (quanto più
grande è il numero di elettroni contenuti in un dato spazio).
La
seconda equazione
ci dice che nel magnetismo non
c'è una proporzione paragonabile alla prima, in
quanto le "cariche" magnetiche (o "monopoli" magnetici) di Mesmer non
esistono: se
tagliamo in due parti un magnete a barra, non otterremo un polo "nord"
e un polo "sud" isolati, ma
ogni pezzo della calamita avrà un suo polo "nord" e un suo
polo "sud".
La terza
equazione
ci dice in che modo un campo magnetico variabile
induca un campo elettrico.
La
quarta equazione descrive l'inverso: in che modo un campo
elettrico variabile (o una corrente elettrica) induca un campo
magnetico.
Le
quattro equazioni sono essenzialmente formulazioni distillate dai
risultati di numerosissimi esperimenti di
laboratorio, eseguiti principalmente da scienziati francesi e
britannici. Le
equazioni definiscono in modo esatto e quantitativo ciò che
io ho descritto in modo vago e qualitativo.
Maxwell
si pose poi una strana domanda: che aspetto avrebbero queste equazioni
in uno spazio vuoto, in cui non ci fossero cariche elettriche e
correnti elettriche? Sembra ovvio prevedere che in un
vuoto non ci siano nè campi
elettrici nè campi magnetici. Maxwell suggerì
invece che la forma delle equazioni per il
comportamento dell'elettricità e del magnetismo nello spazio
vuoto sia la seguente:
A sx, le equazioni di
Maxwell
nella materia e a dx le equazioni nel vuoto (oggi, da interdersi come ISM, InterStellar Medium).
Maxwell
fissò
ρ uguale a
zero, per indicare che non ci sono
cariche elettriche. Pose uguale a zero anche
j,
per indicare che non ci sono correnti elettriche. Non
eliminò però l'ultimo termine nella quarta
equazione,
μ0ε0Ė, la
debole corrente di spostamento nei
materiali isolanti.
Perchè
no? Come si può vedere dalle equazioni, l'intuizione di
Maxwell conservò la simmetria fra i campi magnetico ed
elettrico. Persino
in un vuoto, nella totale assenza di elettricità, o
addirittura di materia, Maxwell suggerì che un campo
magnetico variabile suscita un campo elettrico e viceversa.
Le
equazioni dovevano rappresentare la natura, e la
natura, secondo Maxwell, doveva essere bella ed elegante.
(Per conservare la corrente di spostamento in un vuoto c'era anche
un'altra ragione, più tecnica, su cui qui sorvoleremo.)
Questo giudizio, in
parte estetico, da parte di un fisico secchione, del tutto sconosciuto
tranne che
a pochi altri scienziati accademici, ha
fatto di più per plasmare la nostra civiltà di
dieci presidenti e primi ministri scelti a piacere.
In breve, le quattro equazioni di Maxwell per un vuoto dicono che in un
vuoto:

1)
non ci sono cariche elettriche

2)
non ci sono monopoli magnetici

3)
un campo magnetico variabile genera un campo elettrico

4)
e viceversa: un campo elettrico variabile genera un campo magnet
ico
Scritte
così le equazioni, Maxwell riuscì a mostrare
facilmente che
E
e
B
si
propagano nello spazio vuoto come se
fossero
onde.
Egli potè inoltre calcolare la velocità
c = celeritas
dell'onda.
Essa era
esattamente 1 diviso per la radice quadrata di μ0ε0.
Ma
μ0ε0
erano
stati misurati in laboratorio.
Introducendo
i valori per μ0ε0,
Maxwell trovò
che la velocità a cui il campo elettrico e il campo
magnetico dovrebbero propagarsi in un
vuoto era, sorprendentemente, la stessa già misurata per la
luce! L'accordo era troppo preciso per essere casuale.
D'improvviso, in modo sconcertante, elettricità e magnetismo
risultarono essere profondamente implicati nella natura della luce.
Poichè la luce sembrava
comportarsi come un'onda e derivare dai campi elettrico e magnetico,
Maxwell la descrisse come un'onda
elettromagnetica. Quegli oscuri esperimenti con batterie di pile e fili
avevano qualcosa
a che fare con la luminosità del Sole, col meccanismo della
visione, con la natura della luce.
Molti anni
dopo, meditando sulla natura della luce, Albert Einstein
scrisse: «A
pochi uomini nel mondo tale esperienza avrebbe potuto dire
qualcosa».
Lo stesso Maxwell fu sconcertato dai risultati. Il vuoto sembrava agire
come un
dielettrico. Egli disse che poteva
essere "polarizzato elettricamente". Vivendo in un'epoca
meccanicistica, si sentì costretto a
offrire un qualche tipo di modello meccanico per la propagazione di
un'onda elettromagnetica in un vuoto perfetto. Immaginò
perciò che lo spazio fosse riempito da
una misteriosa sostanza che chiamò
etere,
la quale sosteneva e conteneva i campi elettrici e magnetici variabili
nel
tempo, come una pulsante ma invisibile gelatina permeante l'universo.
Le vibrazioni dell'etere erano la
ragione per cui la luce si propagava attraverso di esso, proprio come
le onde dell'acqua si propagano
nell'acqua e le onde acustiche nell'aria. Ma doveva essere una sostanza
molto strana quest'etere, molto sottile,
spettrale, quasi incorporea. Il Sole e la Luna, i pianeti e le stelle
dovevano passare attraverso di
esso senza esserne rallentati, senza neppure accorgersene. Eppure esso
doveva essere abbastanza rigido
da sostenere tutte queste onde che si propagano a una
velocità prodigiosa. La parola
"etere"
viene ancora usata saltuariamente, senza che l'uso del termine implichi
più l'accettazione del
concetto.
Quando nei primi tempi della radio, si diceva che le sue onde si
propagano "nell'aria", si intendeva dire
nell'etere. Oggi è però ovvio che le onde radio
si propagano
nel vuoto: uno dei principali risultati conseguiti da Maxwell. Tali
onde non hanno bisogno dell'aria per propagarsi. La presenza dell'aria
è per loro, semmai, un impedimento.
L'idea della
luce e della materia in moto attraverso l'etere avrebbe
condotto, in capo ad altri 40 anni, alla teoria della
relatività ristretta di Einstein, alla formula E = mc2 e a
molte altre cose. La relatività e gli
esperimenti che condussero a essa
mostrarono in modo conclusivo che non c'è alcun etere a
sostenere la propagazione delle onde elettromagnetiche, come
scrive Einstein nel suo famoso articolo
"Sull'elettrodinamica
di corpi in movimento". Le onde si propagano da
sè. Il campo elettrico variabile genera un campo magnetico.
Campo magnetico
ed elettrico si sostengono a vicenda,
«tirandosi sù per i legacci dei loro stivali
(bootstraps)».
Molti fisici furono profondamente turbati dalla fine
dell'etere
"luminifero". Essi avevano bisogno di un qualche modello meccanico per
rendere
ragionevole, plausibile, comprensibile l'intera nozione della
propagazione della luce nel vuoto.
Un tale modello è però un espediente, un sintomo
delle nostre difficoltà a riconoscere ambiti in cui il senso
comune non serve più.
Il
fisico Richard Feynman lo descrisse così: «Oggi
noi comprendiamo meglio
che ciò che conta sono le equazioni stesse, e non il modello
usato per
ottenerle. Possiamo soltanto chiederci se le equazioni siano vere o
false. Otteniamo la risposta a questa domanda facendo esperimenti, e un
gran numero di esperimenti hanno confermato le equazioni di Maxwell. Se
togliamo le impalcature usate per costruirlo, troviamo che il
bell'edificio di Maxwell sta in piedi da solo.»
Ma
che cosa sono questi campi elettrici e magnetici che permeano tutto lo
spazio? Che
cosa significano Ė sovrapuntato
e B sovrapuntato? Noi
ci sentiamo molto più a nostro agio con l'idea di cose che
si toccano e oscillano, che spingono e tirano, piuttosto che con
"campi" che muovono come per magia degli
oggetti a distanza, o con semplici astrazioni matematiche. Ma, come
sottolineò
Feynman, la nostra sensazione che nella vita quotidiana ci siano
effettivamente contatti fisici solidi, sensibili -
come quando, per esempio, prendiamo e usiamo un coltello - è
erronea. Che cosa
significa un contatto fisico? Che cosa accade esattamente quando
prendiamo un coltello, o spingiamo
un'altalena, o produciamo un'onda in un materasso d'acqua premendo
periodicamente su di esso? Se
consideriamo la cosa in profondità, troviamo che non
c'è alcun contatto fisico. Sono le cariche elettriche
presenti sulla nostra mano a influire sulle
cariche elettriche sul coltello o sull'altalena o sul materasso
d'acqua, e viceversa.
Nonostante quanto sembrano dirci l'esperienza quotidiana e il senso
comune, anche qui c'è solo interazione di campi elettrici. Nulla
tocca nulla. Nessun fisico ha mai preso l'avvio da un
senso d'impazienza nei confronti delle nozioni del senso comune, o dal
desiderio di sostituirle con qualche astrazione matematica
comprensibile solo da raffinati fisici
teorici.
I fisici partono, come tutti noi, da un'esperienza fondata su
confortevoli nozioni del senso comune. Il guaio è che la
natura non accondiscende ai nostri
desideri. Se noi rinunciamo a insistere sulle nostre nozioni di come la
natura dovrebbe
comportarsi, ma ci poniamo dinanzi alla natura con mente aperta e
ricettiva, troviamo che spesso il buon senso non
funziona. Perchè? Perchè le nostre nozioni, sia
ereditarie sia apprese, di
come funziona la natura presero forma nei milioni di anni in cui i
nostri progenitori furono cacciatori e
raccoglitori. Nel nostro caso il senso comune è una guida
infedele perchè la vita di
nessun cacciatore-raccoglitore dipese mai dalla comprensione di campi
elettrici e magnetici variabili nel tempo. L'ignoranza delle equazioni
di Maxwell non fu mai punita
dall'evoluzione. Ai nostri tempi è diverso. Le
equazioni di Maxwell mostrano che un campo elettrico rapidamente
variabile (con Ė sovrapuntato
grande)
dovrebbe generare onde elettromagnetiche. Nel
1888 il fisico tedesco Heinrich Hertz fece l'esperimento e
trovò di avere generato un nuovo tipo di radiazione, le onde
radio. Sette anni dopo alcuni scienziati
britannici a Cambridge trasmisero segnali radio su una distanza di un
chilometro. Il 12
dicembre 1901 l'italiano Guglielmo Marconi usò onde radio
per trasmettere un segnale
dalla Cornovaglia a Terranova, attraverso l'Oceano Atlantico.
Il collegamento economico, culturale e politico del mondo moderno per
mezzo di torri di radiodiffusione circolare, ripetitori a microonde e
satelliti per
telecomunicazioni risale direttamente al giudizio di Maxwell di
comprendere nelle sue equazioni del vuoto le
correnti di spostamento. E lo stesso vale per la TV, che ci istruisce e
diverte in modo
tutt'altro che perfetto; per il radar, che potrebbe essere stato
l'elemento decisivo nella Battaglia
d'Inghilterra e nella sconfitta dei
nazisti nella 2a guerra mondiale; per il controllo e la navigazione di
aerei, navi e sonde spaziali; per la
radioastronomia e la
ricerca di esseri intelligenti nel cosmo; e per
aspetti significativi delle industrie elettroniche e microelettroniche.
La
nozione di campo di Faraday e Maxwell ha avuto inoltre un'influenza
enorme nella comprensione del nucleo atomico, della meccanica
quantistica e della
struttura fine della materia. L'unificazione,
a opera di Maxwell, dell'elettricità, del magnetismo e della
luce in un tutto matematico coerente ispirò i tentativi
successivi, alcuni
dei quali coronati da successo, altri tuttora in stadi rudimentali, di
unificare in una grande teoria
tutti gli aspetti del modo fisico, comprese la gravità e le
forze nucleari.
Si
può ben dire che fu Maxwell a dare inizio all'epoca della
fisica moderna.