====================================================================
Premessa del Traduttore:
La
prima pubblicazione su una rivista scientifica di una realistica
strategia finalizzata alla ricerca di eventuali civiltà
extraterrestri è intitolata, non a caso, “Searching
for
Interstellar Communications”,
cioè “Cercando comunicazioni
interstellari”. Scritto dall’italiano Giuseppe
Cocconi
(cui è intitolato il nostro Team) e dallo
statunitense Philip
Morrison, questo articolo, ora un classico dei
classici, apparve in inglese sulla prestigiosa rivista "Nature" il 19
settembre 1959. In esso gli Autori
sviluppavano la loro proposta di una ricerca radioastronomica sulle
stelle vicine di classe
solare, cercando segnali prossimi ai 21 cm, la lunghezza
d’onda
dell’emissione dell’idrogeno neutro. Ancora oggi
la frequenza indicata da Cocconi &
Morrison è quella più usata nei progetti SETI e
in particolare da noi
di SETI@home.
Gentilmente autorizzato da Nature, il SETI
ITALIA Team G. Cocconi
riproduce per la prima
volta in italiano tale storico articolo, atto di nascita della ricerca
SETI. Essendo il nostro scopo
essenzialmente di divulgazione scientifica, abbiamo volutamente omesso
la parte matematica,che è visibile nel testo
originale inglese.
====================================================================
Non esistono ancora teorie le quali abilitino un’affidabile
valutazione delle probabilità di: (1) formazione planetaria;
(2) origine della vita; (3) evoluzione di
società che possiedono capacità scientifiche
avanzate. In assenza di tali teorie,
il nostro ambiente suggerisce che le stelle della sequenza principale
(N.d.T.: del diagramma H-R =
Hertzsprung-Russell) con una vita di molti miliardi di
anni possono possedere pianeti, che
di un piccolo set di tali pianeti, due (la Terra e molto probabilmente
Marte) sostengono la vita,
e che la vita su uno di tali pianeti include recentemente una
società capace di
investigazione scientifica considerevole. Il tempo di vita di tali
società non è
conosciuto, ma è probabile che alcune si mantengano per
tempi molto lunghi comparati al tempo della storia umana, forse per
tempi comparabili con tempi geologici. Conseguentemente vicino ci
possono essere stelle
simili al Sole con civiltà con interessi scientifici e con
possibilità tecniche molto
più grandi di quelle ora disponibili a noi. Agli esseri di
tale società, il nostro Sole deve sembrare un
luogo probabile per l’evoluzione di una nuova
società. È estremamente probabile
che da molto tempo loro stanno aspettandosi lo sviluppo della scienza
vicino al Sole. Noi presumeremo che molto
tempo fa loro stabilirono un canale di comunicazione che potesse un
giorno essere a noi
conosciuto, e che loro guardano pazientemente ai segnali di risposta
dal Sole sul canale a
loro noto e che una nuova società entri nella
comunità
dell’intelligenza. Che genere di canale sarebbe?
Il canale ottimale
La comunicazione interstellare attraverso il
plasma galattico senza dispersione in direzione e in tempi di
percorrenza, in base alle nostre attuali conoscenze
è pratica solamente con le onde elettromagnetiche. Se lo
scopo di chi opera alla fonte
è trovare una società recentemente evolutasi, noi
possiamo presumere che il canale usato
sarà un canale che mette un minimo carico di frequenza e di
discriminazione angolare
sullo scopritore. Inoltre, il canale non deve essere estremamente
attenuato nello spazio
o nell’atmosfera della Terra. Radiofrequenze sotto circa 1
Mc/sec (1 Mc/sec = 1
megaciclo al secondo = 1 milione di cicli al secondo.
N.d.T.:
1 Mc/sec = 1 MHz), e tutte le frequenze più
alte dell’assorbimento molecolare vicino a 30.000 Mc/sec,
fino
alla gamma delle energie dei raggi cosmici, sono sospettate di
assorbimento in atmosfere
planetarie. Le frequenze che sembrano fisicamente possibili nel
vicino-visibile o
nel dominio dei raggi gamma esigono una potenza molto grande
alla fonte o
tecniche molto complicate. Le frequenze radio da, diciamo, 1 Mc a
10.000 Mc/sec, restano la scelta
razionale. In gamma radio la fonte deve competere con due problemi: (1)
l’emissione della sua stella (noi presumiamo che la
risoluzione angolare dello scopritore non è capace
di separare la fonte dalla stella
quando la fonte sia a meno di un secondo d’arco dalla sua
stella); (2)
l’emissione galattica lungo la linea di vista.
A che frequenza guarderemmo?
Una ricerca su un largo spettro di un segnale debole di frequenza
ignota è difficile. Ma in gamma radio
c’è un’obiettivo di
frequenza standard che deve essere conosciuto ad ogni osservatore
nell’universo: la linea di notevole
emissione radio a 1.420 Mc/sec (la lunghezza d'onda di 21 centimetri)
dell’idrogeno neutro.
È ragionevole aspettarsi che ricevitori sensibili per questa
frequenza saranno fatti
all’inizio dello sviluppo della radioastronomia. Quella
sarebbe l’aspettativa degli
operatori, e lo stato presente degli strumenti terrestri effettivamente
giustifica tale aspettativa. Perciò noi pensiamo promettente
ricercare nei pressi di
1.420 Mc/sec. In tutte le direzioni fuori dal piano
galattico, la linea di emissione
a 21 cm non emerge dallo sfondo generale. Per stelle in direzioni
lontane dal piano
galattico la ricerca dovrebbe essere fatta intorno a quella lunghezza
d’onda. Comunque, l’ignoto
Effetto
Doppler dovuto al moto dei pianeti suggerisce che
è
probabile che l’emissione osservata sia spostata in su o in
giù dalla naturale frequenza atomica di una
quantità positiva o negativa
approssimativamente di 300 chilocicli al secondo (corrispondenti a una
velocità di avvicinamento o di
allontanamento di 100 Km/sec). Vicino al piano galattico, dove la linea
dei 21 cm è forte,
la frequenza della sorgente si muoverebbe presumibilmente sulla linea
naturale dello sfondo come
osservato dalla direzione del Sole.
Natura del segnale e possibili
fonti
Nessuna supposizione qui è buona come trovare il segnale.
Noi ci aspettiamo che il segnale non sarà modulato-pulsante
con una velocità molto rapida
o molto lenta comparata ad un secondo, per via della larghezza di banda
e della rotazione. È probabile che una comunicazione
continui per un tempo
misurato in anni, in quanto nessuna risposta può ritornare
per decenni. Si
ripeterà poi dall’inizio. Possibilmente
conterrà tipi diversi di segnali, alternandoli
negli anni. Per un’identificazione come segnale artificiale
indiscutibile, un segnale conterrebbe, per esempio, una sequenza di
piccoli numeri primi di impulsi, o
semplici somme aritmetiche. Il primo sforzo dovrebbe essere dedicato ad
esaminare le stelle
più probabili e vicine. Fra le stelle a meno di 15 anni
luce, sette hanno luminosità
ed età simili a quelle del nostro Sole. Quattro di queste
stelle sono lontane dal piano galattico. Esse sono tau
τ
Ceti, omicron
2
ο2 Eridani,
epsilon
ε Eridani,
ed epsilon
ε
Indi. Tutte hanno declinazioni meridionali. Le altre tre, alfa
α
Centauri, 70
Ophiuchii e 61 Cygni sono vicine al
piano galattico. Ci sono approssimativamente cento stelle della
luminosità
adatta fra le stelle di tipo spettrale conosciuto all’interno
di cinquanta anni luce. Tutte le
stelle della sequenza principale fra G-0 e K-2 con magnitudine visuale
superiore a +6 sono candidate. Il lettore può cercare di
consegnare queste speculazioni al
dominio della fantascienza. Noi sottolineamo che gli argomenti
precedentemente espressi dimostrano
che la presenza di segnali interstellari è completamente
compatibile con le
nostre attuali conoscenze, e che se il segnale è presente, i
mezzi per scoprirlo sono
ora a portata di mano. Pochi negheranno l'importanza profonda, pratica
e filosofica che
avrebbe la scoperta di comunicazioni interstellari. Noi riteniamo
quindi che una ricerca per discriminare i segnali meriti
un sforzo considerevole.
La
probabilità di successo è difficile da stimare, ma
se noi non cerchiamo mai, la possibilità di successo
è zero.
"The
probability of success is difficult to estimate; but
if we never search, the chance of success is zero."
========================================================
Nota del Traduttore sulla “riga dei 21 cm”,
emissione dell’H neutro:
si tratta del processo
per cui gli spin di elettrone e protone interagiscono
nell’atomo neutro di H e diventano da paralleli
antiparalleli,
tornando in questo modo al loro stato normale. Questa trasformazione
produce
una lievissima perdita di energia che si accompagna quindi
all’emissione
di una radiofrequenza fotonica con lunghezza d’onda di
1,420405751786 GHz,
ben nota come “riga dei 21 cm” (in effetti sono
21,106 cm),
scoperta in radioastronomia nel 1951, ma già prevista nel
1944
da Hendrik Van De Hulst e praticamente identica a quella emessa da un
maser a H.