Claudio Maccone ricorda Carl Sagan
di Bruno Moretti IK2WQA
Il Dr. Claudio Maccone, Ph. D., fisico-matematico torinese,
è uno dei più importanti scienziati SETI a
livello mondiale. Ha lavorato per molti anni all'Alenia Spazio,
collabora con l'Istituto di Radioastronomia dell'INAF e con il
programma SETI Italia ed è membro a vita dell'Accademia
Internazionale di Astronautica (IAA) ove è co-chair del SETI
Permanent Study Group e responsabile del progetto
Lunar Farside Radio Lab che
prevede la costruzione di un radiotelescopio RFI-free sulla faccia
nascosta della Luna. E' membro del Consiglio Direttivo di IARA, Italian
Amateur Radio Astronomy, ove ricopre la carica di consigliere
scientifico e responsabile del settore SETI. Ha ricevuto il "Giordano
Bruno Award" e il "Searching for Interstellar Communications Award".
E' autore di due libri esclusivamente in inglese:
"Telecommunications, KLT and Relativity" IPI Press, ISBN 1-880930-04-8,
1994 e
"The Sun as a Gravitational Lens: Proposed Space Missions", IPI Press,
ISBN 1-880930-13-7, 1997
e ha scritto numerosi articoli pubblicati su Acta Astronautica, organo
dell'IAA.
Essendo mio caro amico da molti anni, l'ho intervistato sulla sua
conoscenza con Carl Sagan nel decennale della scomparsa.
Bruno Moretti:
Claudio, come e quando hai conosciuto Carl?
Claudio Maccone:
Conobbi Carl Sagan la sera dell'11 ottobre 1992 in un hotel di Barstow,
in California, sulla strada che va da San Bernardino al deserto del
Mojave, dove ci sono le grandi antenne del Deep Space Network della
NASA. Il giorno dopo (12 ottobre 1992 = 500 anni esatti dopo lo sbarco
di Cristoforo Colombo in America) la NASA avrebbe inaugurato il proprio
grande programma SETI (N.d.R.: programma poi purtroppo soppresso) e
Carl Sagan era l'ospite principale. La NASA aveva organizzato ben
undici pullmann di scienziati (fra i quali il sottoscritto) per
partecipare all'evento. Il programma prevedeva: partenza da Pasadena
forse alle ore 12 dell'11 ottobre, cena e notte a Barstow in un hotel
(a mie spese) con discorso di Carl Sagan sul SETI (dinner speech). Poi,
al mattino dopo, viaggio a Goldstone nel Mojave, innaugurazione
ufficiale, pranzo al sacco e ritorno a Pasadena in tarda serata.
Bruno Moretti:
Chi vi ha presentato?
Claudio Maccone:
Dopo il dinner speech di Sagan, fu Don Tarter a presentarmi a lui.
Bruno Moretti:
Di cosa avete parlato?
Claudio Maccone:
Io girai subito la conversazione sul "Sole come lente gravitazionale"
(che era il mio forte)
e lui mi disse "let me understand" (tr. it.: fammi capire, spiegami) e
gli spiegai che derivava dalla formula di Einstein della deflessione
delle onde radio di sorgenti lontane che passino tangenti alla
superficie del Sole (N.d.R.: Effetto Einstein's Cross). La conclusione
è che esse focalizzano a 550 Unità Astronomiche
dal Sole.
Bruno Moretti: E
Carl cosa disse in proposito?
Claudio Maccone:
Sagan rimase colpito, perchè non aveva mai trattato questo
argomento nei suoi libri divulgativi prima di allora.
Bruno Moretti:
Avete avuto anche scambi epistolari?
Claudio Maccone:
Ci scambiammo gli indirizzi. Mesi dopo mi scrisse una lettera in
proposito (allora non c'era la posta elettronica) ed io credo di aver
ancora conservato la sua lettera (ma dovrei cercarla...). Anni dopo
comprai a New York il suo libro "Pale Blue Dot" (mi sembra) dove lui
trattò finalmente anche di questo fenomeno per intensificare
i deboli segnali di ET nel SETI, e per rispondere ad ETI con lo stesso
trucco di usare il Sole come lente gravitazionale. Solo che, non
vivendo io in America, ed avendo io e Greg Matloff fatto un seminario
su queste cose alla Cornell University, dove Sagan insegnava, egli nel
suo libro cita Matloff a questo proposito, e non me. Del resto, il mio
libro sul Sole come lente gravitazionale non venne pubblicato per la
prima volta che nel 1997, dopo la morte di Sagan. (N.d.R.: il libro
è "The Sun as a Gravitational Lens: Proposed Space
Missions", IPI Press, ISBN 1-880930-13-7, 1997).
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